La diga foranea di Como è un’opera di sbarramento che serve a proteggere la costa dal moto ondoso delle acque. Nell’ultimo decennio è stata caratterizzata dalla presenza di una scultura di Daniel Libeskind, ma quest’ultima è un’immagine molto recente.
La costruzione
La diga che protegge il porto di Como dalle tempeste che spesso con violenza sollevano ondate fu progettata nel 1857 e i lavori cominciarono l’anno seguente con l’arrivo dei primi grossi comballi che trasportavano tonnellate di massi di calcare cinereo dalle cave di Lecco.

Come si può notare in questa stampa di metà ‘800, la diga non era presente e non proteggeva dunque il porto che si trovava oltretutto davanti all’attuale piazza Cavour, protetto a quel tempo da due piccole dighe a forma di ansa. La zona degli attuali giardini a lago a cui si collega la diga foranea era ancora occupata dal cosiddetto Pra’ Pasquè.

Lunga oltre quattrocento metri e larga alla base una cinquantina di metri, la diga e la sua costruzione fu interrotta dalla guerra del 1859, per poi riprendere solo quando, cacciati i dominatori, parve allontanata per sempre la minaccia del loro ritorno.
Fu inaugurata nel 1868 e per costruirla erano stati necessari più di 130.000 quintali di pietrame.


Il passaggio

All’inizio la diga era collegata a terra dal lato degli attuali giardini pubblici, ma poi, quando tutta la riva di questi, intorno al 1886, venne occupata dalla stazione per le merci delle Ferrovie Alta Italia (qui l’articolo), essa fu raccorciata a 360 metri. Nel primo tratto infatti fu aperto un passaggio per il ricambio dell’acqua.


Il restauro
La fotografia sottostante ci mostra la visuale della stazione commerciale del porto ormai in abbandono e prossima alla demolizione. Siamo all’inizio degli anni ’60.

Questo perché per almeno cento anni la diga non diede seccature. Un sopralluogo effettuato nel 1965, trovò la diga in condizioni pessime e si pensò anche di demolirla completamente. Era composta da pietre sovrapposte, che si staccavano di frequente e rotolavano a lago, aveva le ringhiere divelte ed era ricoperta da uno spesso strato di erbacce. Il Comune, iniziò a lavorare su un progetto che prevedeva il collegamento alla riva delle diga e la trasformazione in una passeggiata, cosa che avvenne nel 1971.
La popolazione poté così scoprire un inedito punto di vista panoramico e una incantevole passeggiata che si aggiungeva alle numerose attrattive della città.

Qui sopra, la diga oggi dalla stessa visuale. Sullo sfondo non si trova più il porto commerciale, mentre le ville storiche in riva al lago, rimaste le stesse, sono coperte dagli alberi di Lungo Lario Trento.
Un’altra differenza che si può notare è il numero di barche presenti ormeggiate all’interno del primo bacino del lago: questo è dovuto proprio alla presenza dello scalo portuale commerciale. Solo dopo la sua demolizione è stata adattata questa zona con ulteriori dighe, precedentemente molto più vuota, come si può notare dalla foto sottostante.

The life electric
Life Electric è un monumento in onore di Alessandro Volta che dal 2015 sorge sul tratto terminale della diga foranea.
L’opera dell’archistar Daniel Libeskind, pulita, lineare, contestualizzata all’ambiente, è visibile dalle sponde del primo bacino. Alta oltre 16 metri, ha la forma di due sinusoidi che si contrappongono e giocano reciprocamente tra curve e movimento. L’opera fonde gli elementi energetici e scientifici con quelli naturali. Crea un ideale terzo polo tra il Faro di Brunate e il Tempio Voltiano, monumenti, non a caso, entrambi dedicati a Volta.


Già nell’ottobre 2014, dopo la presentazione pubblica del progetto, ci furono le prime controversie sulla collocazione dell’opera, viste le sue dimensioni e il suo evidente impatto paesaggistico. Fu proposto un referendum consultivo sull’installazione, ma nonostante i promotori abbiano raccolto 4.478 firme, non è stato poi possibile indire il referendum, poiché l’opera era già in stato avanzato di esecuzione.
Fonti
- Como ieri e oggi, Enzo Pifferi, Editrici E.P.I.,1977
- Como e Lecco nelle antiche stampe, Margheritis, Sinistri, Invernizzi, Peverelli, 1976, Arti Grafiche La Cittadella
- Visitcomo.eu
- tvsvizzera.it
